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SabrinaSasso

Denigrare una donna non è mai un buon affare

Posted by on Feb 11, 2017

Denigrare una donna non è mai un buon affare

Mi sa che hai sbagliato. Dare della capricciosa a me, è grave. Io sono una che non la manda a dire a nessuno, sbarbato col ciuccio che non sei altro, poppante che non sei altro, bamboccione che non sei altro.

Il problema, adesso, è far uscire queste parole in un modo diverso, diciamo, più consono al mondo ipocrita e pieno zeppo di strutture nel quale siamo immersi. Per me, fare la traduttrice di emozioni è sempre stato un casino, anzi, è sempre stato ciò che mi ha fatto mettere nei casini. Vorrei essere come quelle che aprono bocca, fanno uscire le loro melodiose parole, non alzano di un’ottava la voce, e sbam!  colpiscono nel segno. Sono capaci di mandare affanculo qualcuno sottilmente, soavemente, e quello non può neanche girarsi e dire “Ma vacci tu!”, perché tecnicamente non è stato mandato da nessuna parte, eppure è lì che si trova: affanculo.

In questo momento sono un riunione politica, tra questi buzzurri che dicono di voler cambiare l’Italia e invece vogliono solo aggrapparsi al carrozzone delle poltrone sotto il culo e il vitalizio che li mette al sicuro. Devo, se voglio essere incisiva, essere cauta, cercare di colpire nel segno con calma, parlando come dicevo prima, soavemente. E invece mi esce:

  • Ma sfigato maschilista: secondo te, io faccio i capricci? Io? Ma come ti permetti, ma perché non ti fai vedere da uno bravo, ma tu hai dei problemi… Ma dici a me! Io, che sono un’attivista nata, che rompo le palle alle amministrazioni comunali fin da quando avevo… – poi, rivolta a un collega che mi intima di moderare i termini – Ah, lui mi dà delle capricciosa e io cosa dovrei fare, starmene buona e fare sì col capino? Ma voi non state mica bene… Quanto a te, caro, hai preso un granchio che ti morderà quella bocca che ti serve solo per dare fiato. Io non sono una che s’intestardisce, ma se devo dire qualcosa, beh, la dico e amen, okay?, non ti piace? Prego, accomodati.

Una sfilza di ma. Lo sfigato maschilista protesta, dice che sono polemica, che non avevo nessuna ragione di lamentarmi e che è per questo che mi ha tacciata di essere una che fa i capricci. Io, che ormai mi sono sfogata ben bene, riesco a parlare un po’ più serenamente. La rogna è che, nel mio caso, serenità non è sinonimo di far bene, ma di diventare tagliente come un bisturi riaffilato sul momento dall’arrotino.

  • Aaaah, già. La polemica, per tua esclusiva informazione, nasce nel momento stesso in cui tu, per descrivere il mio intervento, peraltro plausibilissimo, mi tratti con condiscendenza. Io sono come tutti, se gli altri hanno diritto a esprimere il loro rammarico per qualcosa che ritengono di dover sottolineare, lo faccio anch’io. Se poi la tua limitata visione del mondo t’induce a pensare che io, in quanto donna, faccio i capricci, polemizzo, e non solo polemizzo, ma ti dico anche che hai perso un’occasione per tacere e fare la figura di un essere pensante.

Un altro tono, stesso contenuto riveduto e corretto. Insomma, basta, ognuno è quello che è. Non posso, proprio non posso, tollerare ingiustizie e offese gratuite, mentre sono la prima a scusarmi se a sbagliare sono io. Solo che poi passo dalla parte del torto, perché funziona in questo modo, porca vacca, tu hai ragione da vendere, reagisci, ma se la reazione, dio non voglia, è sopra le righe, ciao, cambio di dama, non sei più nel giusto. Sai che c’è? Non ci voglio stare nel giusto, voglio rivendicare i miei diritti e voglio farlo come so.